Partendo dal presupposto che il pane è diventato un motivo di slogan pubblicitario:
es. "Tutto aumenta (e c'e la foto di una soffiatina) ma da Decathlon no"
(e c'e la foto di un articolo sportivo!!!)

Oppure, il Corriere della Sera del 10 agosto ha dedicato al pane la vignetta di prima pagina:
da una televisione si sente l'annuncio "un nuovo record!!"
e il protagonista pensa "Olimpiadi ?"
Risposta "No! E' il prezzo del pane!"

Una costante in questi giudizi ricavati da misurazioni fatte a spanne è la non considerazione del fatto che il fornaio non vende grano o farina, ma un prodotto il cui prezzo deriva dalla combinazione di molteplici componenti di costo, tra i quali quella della materie prime non supera, in genere, il 20% del totale.
Il richiamo agli aumenti del prezzo del pane e al loro impatto sulla borsa della spesa è pressoché quotidiano.
E a nulla serve ricordare che, vista la modesta quantità di pane che entra nella dieta attuale degli italiani, il peso di questi aumenti sul portafogli di ciascuno è davvero modesto.

I panificatori artigiani, che onestamente fanno il proprio lavoro, con un occhio al consumatore ed un altro al mercato, sono davvero stanchi di una campagna di cui non riescono ad intravedere gli obbiettivi.

Da che cosa si vuole distrarre l'attenzione ??

Se tutto aumenta per i cittadini italiani - e anche i fornai lo sono - perchè soltanto ai panificatori artigiani si contesta il diritto di adeguare i prezzi ai costi, per restare sul mercato?

 

 

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